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Autore Topic: Intervista a Brendan Buckley  (Letto 2620 volte)
guidos66
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« il: 02 Aprile 2011, 22:26:28 »

Tratto dal numero di Febbraio 2011 della Rivista Drum Club.

Chiunque sia stato a un concerto di Shakira conosce l’energia e l’irrefrenabile dinamismo della pop star colombiana. Durante lo show c’è anche lo spazio per un paio di ballad, ma tutti sanno che di lì a poco la band di ottimi musicisti tornerà ai ritmi indiavolati. Ciò che il pubblico vede durante la serata è uno spettacolo pulito e perfettamente confezionato: ma quale lavoro si cela dietro un evento di tale portata? Come si preparano i musicisti?


Brendan Buckley - drummer con Shakira da 12 anni - ci racconta un po’ del dietro-le-quinte, spiegandoci come funzionano le cose nel backstage durante un tour di tale portata. The Sun Comes Out World Tour di Shakira si è aperto il 15 settembre 2010 a Montreal (Canada), dopo tre settimane di prove a Toronto e una settimana di prove con tutte le attrezzature... luci, video, scene... direttamente sul posto,  la Bell Centre Arena della città canadese.

Brendan Buckley è nato a Morristown (New Jersey, Usa) il 13 marzo 1974.

Quanti anni avevi quando hai scoperto il tuo interesse per la musica? Come hai cominciato ad affinarlo?

A casa mia c’era sempre un disco sul giradischi. I miei genitori amavano ascoltare musica e cantare. Ascoltavano jazz, il R&R anni ‘50, blues, folk. Per me la musica fu da subito un hobby, come gli sport, lo skate o la breakdance.

Hai cominciato con piano e tromba e, più tardi, sei passato alla batteria. Cosa ti attraeva delle percussioni?

In terza elementare mia madre mi iscrisse a un corso di pianoforte. Dalla quarta, entrai nella banda scolastica e passai a studiare la tromba. Verso i 14 anni cominciai ad interessarmi alle percussioni... mi affascinavano i bellissimi strumenti che vedevo in fondo alle orchestre: grancasse, xilofoni, timpani, piatti, tamburelli... avrei voluto imparare a suonare i beat rock sulla batteria della scuola.

Praticavi i rudimenti o preferivi suonare sui cd? Quale era la musica che preferivi suonare?

Ero ben preparato grazie alle lezioni di piano e tromba. Sapevo leggere la musica, portare i tempi e seguire un direttore d’orchestra Con la batteria ero totalmente un autodidatta. Guardavo MTV e cercavo di imparare dai metal drummer che vedevo sullo schermo, oppure jammavo sui miei dischi di Van Halen ed Iron Maiden. Imparai qualche trucchetto da un batterista che abitava vicino a me... come sedersi bene, come accordare. A 15 anni il mio insegnante di musica mi presentò Tommy Igoe ed egli divenne il mio insegnante per i successivi tre anni!

Le tue influenze? I tuoi drum heroes?

Ero un grande fan dei Police e amavo il playing di Stewart Copeland. Tutti i suoi beat e suoni erano così originali...
Mi piacevano parecchie band rock, metal, punk ed hardcore: da Hendrix e Zeppelin a Minor Threate Fugazi. Imparai molto da Alex Van Halen e Boris Williams (dei Cure). Poi cominciai a guardare dei vecchi video di Buddy Rich: impazzivo davanti alla sua tecnica e velocità.
Naturalmente, uno dei miei idoli era Tommy Igoe.

Oggi cosa ascolti?

Recentemente mi è capitato di vedere Nate Wood, il drummer che suona nei Kneebody, una band sperimentale. Il suo approccio alla batteria è fortissimo! Mi piacciono alcuni lavori in studio di Matt Chamberlain e ShawnPelton: grandi suoni. Inoltre... il mio amico Craig McIntyre della band di Colbie Caillat ha un grande feeling! Ultimamente ho visto The Fellowship, la band di Brian Blade, e sono rimasto sbalordito dalla finezza ed energia che sanno trasmettere. Chiudo citando Steve Gadd: è il mio favorito da sempre.
Lui potrebbe anche lanciare un drumset giù per le scale... suonerebbe funky! (ride)

Cosa ti fece scegliere la University of Miami?

Nel New Jersey, durante l’ultimo anno di High School, cominciai a valutare l’idea di studiare musica al conservatorio. Jerry Peel ed Harry Owens, insegnanti della mia High School, mi consigliarono l’università di Miami. Jerry veniva da là ed Harry aveva una figlia nel corso per vocalist. Contattai diverse scuole e alla fine decisi che la University of Miami era l’ideale, per il programma e... per la posizione geografica: Miami era la città ideale per studio, istruzione e lavoro!

Dunque ti sei laureato: nel tuo percorso di studio, quali sono le cose memorabili che poi hai applicato al tuo playing?

Ho conseguito un Bachelors Degreee in Educazione Musicale e Performance Jazz. Il periodo all’università mi ha permesso di sperimentare, sbagliare e crescere. Gli insegnanti della facoltà di musica (Steve Rucker, Harry Hawthorne, Steve Bagby, Fred Wickstrom, Ney Rosauro) erano molto incoraggianti. Mi hanno spinto a studiare più tipi di musica possibile: bebop, fusion, world, orchestra, latin. Mi hanno insegnato che un batterista deve conoscere la storia della musica, pur restando il più moderno e aggiornato possibile. E i miei compagni di corso sono diventati gli amici a cui sono legato tuttora.

Quali vantaggi ti ha dato lo studio canonico?

Alla University of Miami ebbi modo di praticare così tanti generi... Ho suonato in orchestra, big band, gruppi rock e di salsa, ensemble di percussioni moderne, troupe di danze africane, drumline, ensemble di marcia brasiliane! Per quattro anni, sette giorni su sette. Ho suonato, mangiato, bevuto, respirato e sognato musica. E la grande preparazione dei miei colleghi studenti rendeva ogni momento una sfida estrema.

Ci sono cose o situazioni che all’epoca non avevi colto ma che stai apprezzando ora?

Alcune situazioni fondamentali della University non sono legate alla batteria. Ad esempio, ho imparato come affrontare la forte competizione, a godermi le performance più difficili senza prenderle troppo sul serio. Ho imparato il rispetto per tutti i miei insegnanti... anche quando le loro lezioni si contraddicevano a vicenda. Ho imparato a meditare, a lasciarmi andare e suonare la batteria con scioltezza e... mente sgombra. Riguardo alla materia musica, ho assimilato un vasto repertorio musicale. La mia memoria è migliorata decisamente. Ho imparato a scrivere parti difficili e dettagliate. Ho creato un sistema organizzativo per tutto. Solo in questo modo è stato possibile gestire tutto il lavoro da portare avanti.

Da 12 anni stai suonando in studio e sul palco con Shakira. Come è nata questa collaborazione?

Nel 1998 un ingegnere del suono mi invitò in uno studio a registrare delle take di un brano. L’artista era Shakira, la canzone Donde Estàn Los Ladrones. In seguito registrai diverse tracce per quel disco. Da allora abbiamo continuato a lavorare assieme. Negli ultimi 12 anni, con lei ho fatto diversi dischi e cinque tour.

Parliamo di strumentazione. Nel corso del tempo il tuo tour set si è modificato: da kit acustico a kit ibrido elettro/acustico. Lo scorso dicembre 2009 ti vidi in Florida e il tuo kit era già ibrido ma con gli elementi acustici e elettronici ben separati. Ora tutto sembra più integrato e omogeneo. Come è avvenuto questo cambiamento?

Il kit del 2009 era un esperimento. Volevo capire se fossi in grado di gestire un intero show utilizzando solo pads e samplers. Avrei aggiunto un tamburo o un piatto solo se strettamente necessario. Il mio set attuale è una versione rifinita di quel Frankenstein-Kit. Ho mantenuto gli elementi essenziali e ridisegnato il kit in maniera tale da consentirmi di suonare uno show di due ore che spazia nel repertorio di Shakira dal 1996 ad oggi. L’ergonomia ha giocato un grosso ruolo in tutto questo. Volevo riuscire a raggiungere ogni elemento del mio kit senza dovermi muovere troppo.



Come hai affrontato il passaggio dalla situazione acustica a elettronica?

Sebbene fossi già interessato alla tecnologia in generale, ero solito aggiungere al mio kit degli strumenti elettronici solo se richiesti dall’artista o dalla produzione musicale. Nel caso di Shakira, dal 2005, la sua direzione musicale è andata sempre più verso l’elettronica. Il musical director mi ha chiesto di creare effetti e suoni il più possibile, così da evitare l’utilizzo di troppi sequencer sul palco. Negli anni sono incorso in molti errori in tal senso. Mi sono perso tra drum machine, trigger acustici, campionatori, controller midi, mixer, unità effetti... Ho studiato tutte le opzioni per aiutarmi a decidere quali applicare ad ogni situazione musicale. Ho avuto molto aiuto in questo: Tommy Igoe mi ha illustrato diversi modi di utilizzare la DrumKAT e la Roland TD7. Steve Sidelnyk (Madonna, Seal... nda) mi ha fatto vedere come utilizzare una Ddrum SE4 ed un campionatore Akai S5000 per ricreare i suoni di un album.

Onestamente non ricordo l’ultima volta che ho visto tutti questi pedali in un solo kit! (vedi foto). A cosa servono... li usi tutti ogni volta?



Vicino al consueto pedale per hi-hat e al doppio pedale, ho tre Roland trigger pedals, uno a sinistra e due a destra, che mi permettono di utilizzare fino a tre differenti suoni di cassa per ogni song. Ad esempio, può servire un suono di cassa più soft nella strofa ed uno con più punch nel chorus e poi magari un boom esplosivo sull’ultima nota del brano...

Come programmi i pad? Quanti suoni differenti sono in grado di produrre e... come fai a gestirli ogni volta... non sbagli mai?

Tutti i cavi sono collegati via Midi al mio MacBook Pro nel quale ho installato il Battery 3, un software/campionatore della Native Instruments che mi permette di raccogliere, archiviare e disporre di ogni tipo di suono. A quel punto, posso assegnare i suoni a ciascuno dei pad. Normalmente li mappo nel modo più efficiente possibile. E poi, certo che mi capita di colpire un pad sbagliato!

Stai utilizzando il controller Roland V-drum, il modulo SPD-30 e due computer portatili. Lavorano tutti in contemporanea? Che software utilizzi?

In pratica, ho preso un Roland TD-20sx ed un Octapad SPD-30 e li ho integrati nel mio set acrilico DW a cinque pezzi. I pad e l’Octapad sono collegati al modulo V-drum e, subito dopo, al mio rack elettronico che contiene i vari Midi device. Il segnale viene quindi indirizzato ai miei laptop - uno è il principale, l’altro è per il backup - i quali, come ti dicevo, lavorano con Battery 3. Quando colpisco i pad triggerati, i suoni di batteria campionata arrivano davanti agli ampli frontali e monitor.



Come ti trovi con un set ibrido paragonato a un set acustico?
Cosa cambia nel tuo approccio di batterista?


Il mio obiettivo era creare un kit che non richiedesse di adattare granché il playing ed ora posso suonarlo a occhi chiusi. Uno dei fattori più importanti è il monitoring: mi piace sentire i campioni dei suoni del rullante allo stesso volume del rullante acustico. Lo stesso per la cassa e così via. Ci sono due grossi speaker dietro di me, più gli in-ear monitor per bilanciare i livelli di volume tra batteria acustica ed elettronica.

Come viene deciso se utilizzare un suono acustico o elettronico durante uno show di Shakira?

Nel corso delle prove, approcciamo ogni song in diverse direzione. Ad esempio prevediamo una versione acustica, una techno-dance ed una rock. A volte mixiamo le tre versioni assieme. Facendo tutto questo con la band, ho modo di sperimentare diversi strumenti, drum beats e campioni.

C’é qualche innovazione elettronica che ti piacerebbe inventassero... ?

Ottima domanda! Roland è così avanti che credo non potrei pensare a nulla di nuovo in tal senso! Ogni anno i pad triggerati rispondono meglio, le librerie di suoni sono più interessanti, le attrezzature più resistenti e i problemi di delay sono sempre meno determinanti.

La batteria acustica è lasciata com’è, oppure viene triggerata? Come misceli i suoni naturali con quelli elettronici?

La batteria acustica viene ripresa al naturale e i pad triggerano i miei campioni. Al momento non utilizzo trigger sulla batteria acustica: li ho utilizzati nel precedente tour (2005- 2007) ma questa volta non ne ho sentito l’esigenza.

Alcuni grandi batteristi hanno qualche difficoltà nel suonare al di fuori del loro ambito e background. Suonando con Shakira, esplori stili differenti: riscontri qualche difficoltà ad affrontare questo tipo di repertorio?

Durante un tipico show di Shakira, passo dal rock al flamenco, al folk, alle percussioni arabe. E dai ritmi latini sincopati alle ballate pop, fino ai beat elettronici dance. Ho sempre nutrito curiosità verso le diverse culture (cibo, musica, linguaggi). Negli anni i miei insegnanti mi hanno aiutato a familiarizzare con diversi stili, groove, tempi e approcci alla musica. Tutta quella preparazione mi ha permesso di lavorare bene su un così vasto repertorio. Ora adoro variare.

Le venue dei tour di Shakira sono generalmente di grosse dimensioni: stadi, arene, sia al coperto sia all’aperto. Come varia il tuo setup in termini di accordatura e microfonazione?
La location incide sulla tua dotazione di palco?


Certamente. Seleziono il mio equipment in base al genere di musica e alla location. Ad esempio, non userei questo kit per un concerto di un cantautore in un coffee shop. E non userei certo un bebop kit per suonare un intero show di Shakira (... sebbene potrebbe rivelarsi molto divertente). Quando passi molto tempo a suonare nelle grosse arene diventa fondamentale instaurare un ottimo rapporto col fonico. Lui è sempre in grado di dirti se i tom sono male accordati, se il pitch del rullante è troppo alto, se i piatti sono troppo scuri o la cassa troppo rimbombante. Ciò che sembra perfetto stando seduti sullo sgabello, non suona sempre allo stesso modo dalla parte opposta dell’arena. L’obiettivo è far suonare alla grande la tua batteria a 100 yarde di distanza, tramite microfoni e amplificazione adeguati.

Quali raccomandazioni ti senti di fare a chi sta operando il passaggio dal kit acustico a quello ibrido?

Prima di tutto, non abbiate paura dei manuali di istruzione. Possono davvero aiutare a comprendere un sacco di funzionalità nascoste delle attrezzature elettroniche. Dopodiché... sentitevi liberi di mettere da parte il manuale e divertitevi!

Quali sono le song della scaletta che ami suonare live?

Al momento adoro Antes De Las Seis, una ballad piuttosto lenta con... tonnellate di dinamiche. Mi piace molto anche Si Te Vás, uno dei brani rock della setlist. Spesso faccio dei piccoli assoli durante il breakdown.

Quante opportunità hai di improvvisare durante uno show?

Ogni artista lavora in maniera differente. Quando ero in tour con Damien Rice, spesso si improvvisava. Con lui ogni sera era uno show diverso. Con Shakira, stabiliamo gli arrangiamenti e i groove durante le prove prima del debutto e, sebbene tutto sia deciso a priori, i fills sono a mia discrezione. Detto ciò, cerco comunque di essere il più possibile dentro la musica e non mi lascio prendere dal fatto di avere dello spazio. Un mio grande amico e percussionista, Rafa Padilla, una volta mi disse di immaginare ogni show come se fosse una session di registrazione, in maniera tale da suonare bene senza strafare. Mi piacciono le parti di batteria ben equilibrate tra eccitazione e gusto...

Nel biennio 2009-2010 hai lavorato con un sacco di artisti: ce li nomini?

In studio ho suonato con Michael Miller, Beth Thornley, Popvert, Vincent Minor, G6, Crossing Togo, Jimena Angel. Sul palco con Beto Cuevas, Daniel Powter, Melissa Ethridge, Minnie Driver, Joseph Arthur, Leehom Wang, Jam Hsiao, Gary Jules, Joanna Wang.

In quali altri progetti musicali sei coinvolto?

Amo far parte di più progetti possibile. Al momento sto producendo il nuovo album di un amico - Elsten Torres (a.k.a. Fulano). Stiamo lavorando nel mio home studio, quindi le cose vanno un po’ per le lunghe... a causa dei miei tour.

Testo e foto di Sayre Berman
Traduzione di Chris Airoldi

Si ringrazia la rivista Drum Club per avere concesso l'autorizzazione alla pubblicazione.
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« Risposta #1 il: 03 Aprile 2011, 02:59:50 »

davvero interessante, almeno per quel poco che ho letto, domani me la rileggo per bene Occhiolino
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« Risposta #2 il: 03 Aprile 2011, 10:03:40 »

Interessantissima.
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¿Que pasa? es su canción y si quiere cambiarla la cambia. Está enamorada, ilusionada dejemosla que sea feliz y nosotros como fans disfrutar con ella
guidos66
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« Risposta #3 il: 03 Aprile 2011, 12:26:54 »

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E poi, certo che mi capita di colpire un pad sbagliato!

Meno male, è umano anche lui ....  XD XD XD XD
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« Risposta #4 il: 03 Aprile 2011, 13:21:45 »

Bravo Brendan, dobbiamo parlare di lui più spesso, siamo troppo devoti a tim Offeso Jum XD
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« Risposta #5 il: 03 Aprile 2011, 13:40:48 »

Bravo Brendan, dobbiamo parlare di lui più spesso, siamo troppo devoti a tim Offeso Jum XD

Se Brendan avesse FB, lietissimo di essere devoto anche a lui XD e poi, la coreografia di Gypsy che ha messo su con Shaki è meravigliosa.
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« Risposta #6 il: 03 Aprile 2011, 20:09:53 »

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Durante un tipico show di Shakira, passo dal rock al flamenco, al folk, alle percussioni arabe. E dai ritmi latini sincopati alle ballate pop, fino ai beat elettronici dance. Ho sempre nutrito curiosità verso le diverse culture (cibo, musica, linguaggi). Negli anni i miei insegnanti mi hanno aiutato a familiarizzare con diversi stili, groove, tempi e approcci alla musica. Tutta quella preparazione mi ha permesso di lavorare bene su un così vasto repertorio. Ora adoro variare.

È questo il bello della musica shakiriesca  XD XD
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♥ 27/11/2010 - 03/05/2011 ♥ Grazie Mia DEA


marianna.m.bruno?ref=tn_t MariannaBruno86
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« Risposta #7 il: 03 Aprile 2011, 20:11:26 »

...è poi è troppo bello  È amore! È amore! È amore! oltre che bravissimo

Interessante l'intervista!
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Gracias a SHAKIMATT, mi compañero de CIEGA SORDOMUDA .

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